La musica ha sempre occupato un grande spazio nelle mie giornate, lavoro con la radio accesa o un disco sul piatto che gira, non ci fosse la musica la vita sarebbe noiosa.
Alla musica associo ricordi diversi, in parte ho trasferito questa cosa a mio figlio e a sei anni inizia ad avere i suoi gusti ed apprezza anche cose vecchie.
Penso che farò come i miei hanno fatto con me, nessuna imposizione o critica troppo pungente, ognuno sceglie la propria strada e con il tempo apprezzerà anche le cose vecchie, almeno lo spero.
Un genere che mi ha accompagnato più o meno continuativamente è stato il grunge e nello specifico Pearl Jam e Nirvana, questi ultimi forse più marcatamente.
Ora quasi alla porta dei 50 l’onda è rimontata e sto letteralmente consumando tre vinili (in realtà quattro), Nevermind e Live at Paramount (doppio vinile) e Mtv Unplugged.
Tre dischi che per certi sensi sento mieiper testi e sonorità, sicuramente aver ascoltato e visto i video di Nevermind e l’Unplugged da ragazzino ha giocato a loro favore. Se poi ci aggiungiamo che per certi versi mi sono sentito in stati d’animo similari alla base delle canzoni, il mix è fatto.
Viene attribuita a Cobain una frase che involontariamente è sempre stata alla base del mio essere: “Mi deridono perché sono diverso, io rido di loro perché sono tutti uguali.“, l’omologazione non mi è mai piaciuta e non credo che l’accetterò mai.
Probabilmente a molti questi nome non dice nulla, Mike D al secolo Michael Louis Diamond ed ex membro del gruppo Beastie Boys scioltosi dopo la prematura morte di Adam Nathaniel Yauch (MCA), per chi ha seguito il rap old school il nome del gruppo non è nuovo.
A sorpresa a 60 anni è uscito con un album solista, registrato in casa come raccontato in una intervista, in cui ha parlato del collega e amico che purtroppo non c’è più e che per sua stessa ammissione gli manca anche solo per telefonargli.
Il disco mi è piaciuto molto, ci ho risentito le sonorità personali dei Beastie Boys e la sua voce riconoscibile, la copertina è particolare, variopinta ed interessante da entrambi i lati, dentro la busta del disco è nera e anch’essa disegnata, il vinile è spettacolare, trasparente!l (esiste anche in altre colorazioni).
Quanti hanno notato questa scritta negli spot pubblicitari? Quanti hanno notato che un buon numero di pubblicità, senza avvisi o note, sono realizzati in qualche parte con l’AI?
Non sono pochi, da agosto ad oggi molti di quelli di auto hanno la scritta di avviso, ma altri magari no e contengono la canzone generata con Suno ad esempio (si riconosce la voce digitale usata anche in altri ambiti).
Insomma la tanto temuta rivoluzione è arrivata, non nel cinema come ipotizzato e temuto dagli attori, ma per fare 30 secondi di video forse i costi e benefici sono interessanti?
Ad esempio per le auto, prima oltre ad avere la squadra, attrezzature, dover chiedere di chiudere strade e liberarle da qualsiasi cosa, ora si accende il computer e si scrive cosa si vuole, ovviamente non a caso e il tutto fatto da persone che sanno cosa fare, ma tutto in digitale, con un effetto veritiero ma molto spesso troppo patinato e strano.
In parole povere pensare troppo, non che ne sia affetto o ne abbia l’abitudine, certo è capitato e solitamente questo comportamento non porta mai ad una soluzione o io percorso per raggiungerla solitamente è tortuoso e lungo.
Ultimamente un amico e collega, che ha cambiato lavoro passando al lato oscuro della forza entrando nei ranghi dei dipendenti comunali, mi ha presentato una cliente.
Fin qua nulla di complesso, succede, solo che a corredo della cliente c’è anche la figlia. Brave persone, sia ben inteso, ma complesse da gestire. Molta confusione e poca propensione ad ascoltare, richieste che cozzano con gli obiettivi e via così.
Nel tempo non è la prima volta che inciampo in persone di questo tipo, piene di domande ed opinioni, le prime anche se non pertinenti possono essere utili, ma le seconde quando diventano monolitiche sono impossibili da mettere in discussione.
Poi il tutto negli ultimi tempi è condito dai vari chatbot AI (grazie Google che hai infilato Gemini nei risultati delle ricerche) con cui la gente si confronta pensando che quella sia una verità abbastanza solida. Peccato che molti ignorino la psicofancy della AI che pur di mantenere il contatto con l’utente arriva ad assecondarlo praticamente sempre, così non si avrà mai torto.
Così chi già si faceva un monte di domande normalmente oggi viene spinto oltre i limiti e tedia alle volte chi cerca di spiegare loro l’esistenza di una soluzione o alternative ad un problema, problema che alle volte è dentro la loro testa.
Ormai l’AI è praticamente ovunque, anche dove apparentemente ha poco senso, ma le aziende spendono denari (a mio avviso alle volte in maniera inutile) e i comuni (il Comune di Genova ha integrato una AI sul sito istituzionale Zenia la cui utilità non mi sembra proprio chiara).
Sono curioso, pertanto ho provato un po’ tutte le AI disponibili, ognuna ha caratteristiche e utilità differenti, onestamente le due che preferisco in generale sono Gemini e Grok, rapide ed abbastanza accurate, poi a parte Perplexity per ricerche con fonti.
Solitamente uso Gemini per fotoediting per far capire alle persone cosa ho in mente e direi che i risultati non sono malaccio.
Ovviamente parto da una foto (in questo caso è una baracca fatiscente)
Scontorno di vari colori le cose che voglio cambiare ed imputo poi nel prompt le varie modifiche facendo riferimento ai colori, ovviamente gli dico di non modificare altro e di mantenere le prospettive (sembra banale ed ovvio ma meglio essere chiari perchè capita che gli algoritmi prendano l’iniziativa).
Poi proseguo per livelli, finita una parte passo a modificare altro, in questo caso la parte della pavimentazione, la baracca è stata modificata come volevo.
Ed ecco il lavoro finito (in realtà si vede uno scarabocchio rosso, volevo che la parete venisse intonacata ma non c’è stato verso. Insomma con l’AI si possono fare anche lavori abbastanza chiari, forse un esperto di fotoritocco storcerebbe il naso, ma per il lavoro che devo fare io va più che bene.
Lo so, parlare di potenza in cavalli è sbagliato quando si parla di motori elettrici, ma sono le case automobilistiche a farlo, pertanto va bene così.
Spesso si sentono cavallerie mostruose per le auto elettriche, potenze che solitamente anche le supercar non raggiungono facilmente con i motori termici. Uno dei pochi casi è la Bugatti, il loro motore eroga veramente 1.000 cv! Fatto sta che ora anche l’auto elettrica più a buon mercato ha una potenza di un’auto sportiva, ma sarà così?
Di recente il sito Everyeye in un articolo mette in discussione proprio le potenze dichiarate e quelle effettive e si è scoperto l’arcano, la potenza espressa e credo per impressionare e far riempire le bocche di chi ne capisce relativamente è ben inferiore o meglio, la potenza massima è disponibile per un periodo limitato (al massimo 30 secondi, utili per un sorpasso o per divertirsi a fare accelerazioni brucianti da fermo) poi tutto si ridimensiona a circa 200 cv.
Il motivo? Le temperature prodotte dal o dai motori elettrici che potrebbe fondere letteralmente gli avvolgimenti interni unito ad una scarica della batteria immotivata e che potrebbe svuotarla rapidamente.
Resto scettico dell’elettrico per come ce lo hanno raccontato fino ad oggi.