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L’ingiustizia è uguale per tutti, o quasi
Categoria Informazioni, Pensieri
Di nuovo ingiustizia…

Di nuovo ingiustizia…

Non ricordo esattamente da quanto tempo sono utente di Satiapay, sicuramente più di quattro anni.
Ricordo che inizialmente ero scettico, poi varie recensioni online mi hanno convinto e mi sono iscritto.
All’inizio i negozi che accettavano i pagamenti con tale Sista erano pochissimi, a Genova erano mosche bianche ed all’inizio solo grandi catene di distribuzione.
Con il passare del tempo sono aumentati e ora è abbastanza facile fare pagamenti da app senza problemi.
Anche lo Stato accetta i pagamenti attraverso Satiapay.
Insomma da unicorno bianco, nato dall’idea in Italia da un gruppo di amici è diventata une buona realtà, solida e pratica da usare.

Ieri sera mia moglie aveva messo su la lavatrice e dopo cena il programma di lavaggio è regolarmente finito, si avvicina alla lavatrice per aprire l’oblò e come per magia il tasto di apertura è stato inghiottito dal pannello frontale (che ho scoperto chiamarsi cruscotto, come quello delle auto).
Un piccolo momento di panico, ovviamente un guasto la sera prima di una festa e di un lungo fine settimana non è il massimo, poi come aprire la macchina per prendere i panni?
Poi radunati i ferri ho tirato fuori la lavatrice da incasso da dentro il mobile della cucina e svitate quatto viti ho raggiunto il “tiretto” che aziona la serratura dell’oblò e la magia si è avverata, il bucato era salvo
Studiando la situazione ho visto il banale sistema di apertura della lavatrice, un tasto collegato ad un meccanismo che commuta la pressione in un movimento verticale che tira letteralmente un cavetto in acciaio a cui a sua volta è collegata la serratura. Niente di fantascientifico.
Il problema è che il meccanismo messo dopo il tasto era attaccato al cruscotto, fatto di una plastica veramente sottile (comunque è durata ben più di 10 anni) che a forza di reggere la spinta del dito ed azionarsi ha letteralmente sbriciolato l’attacco.
Come si vede nella foto in apertura ho temporaneamente risolto mettendo un spago con un anello di un portachiavi il tutto legato al cavo in acciaio per poter usare la lavatrice senza troppi problemi.
La cosa chei lascia perplesso è come è stato progettato l’ancoraggio del tutto, lasciando il compito più gravoso alla plastica sottile dietro al tasto, magari una staffa in metallo sarebbe stata meglio. Ora cercherò tra i vari fornitori di ricambi se si trova il pezzo in plastica per sostituirlo, non è nulla di folle per fortuna.
Poi ricordo che l’obsolescenza programmata può essere applicata, oltre che a livello software, anche a livello di materiali e parti che nella loro semplicità sono vitali per fare funzionare un elettrodomestico, com e un semplice tasto.
Spotify ha deciso, come tante altre aziende tech, di alzare i costi degli abbonamenti per i loro servizi, non è un mistero.

L’aumento è stato motivato per migliorare i ricavi e perché i costi sono aumentati.
Incredibilmente gli abbonati sono aumentati, come i ricavi, ma ora la società numero uno al mondo per lo streaming della musica ha deciso di tagliare il personale, ammettendo che la cosa sembra in contrasto con i ricavi.
Il motivo? Erano cresciuti troppo dura te la pandemia e ora vogliono migliorare la struttura interna.
A me sembra l’ennesimo modo per aumentare i dividendi degli investitori.

Si fa tanto parlare della settimana scorsa per i lavoratori dipendenti con aziende che aderiscono all’iniziativa, ma molti si sono dimenticati che la proposta era partita dal padrone di Virgin e non proprio ieri, oltretutto dandogli del pazzo! Stranezze del mondo moderno.

Alla fine ha ragione chi delinque, purtroppo…

Ci sono tre cose che mi sono sempre piaciute, le macchine (pallino che con il tempo mi è passata visti i costi e le auto moderne siano senza un’anima), le penne (ho alcune Parker Jotter, Papermate anni ’80, Cross, Aurora, etc.) e gli orologi.
Negli anni ho “collezionato” ogni tipo di orologio, partendo dai classici Swatch (ne ho alcuni con scatole originali), altri orologi che mi hanno accompagnato per anni ed altri che mi sono stati regalati e che oggi cerco di indossare a turni giornalieri.
Di recente ho ereditato un Tissot PRC200 a cui ho fatto reinstallare il bracciale originale, due Squale (di cui voglio parlare in futuro) ed un Felser’s.
Quest’ultimo mi è arrivato senza bracciale e bloccato. Alcuni giorni addietro ho deciso di fare qualche ricerca, anche grazie a Google Lens, e ho fatto qualche scoperta interessante.
La prima è che il marchio era italiano, nello specifico di Torino e fondato da due fratelli, il nome è l’unione delle iniziali dei loro nomi, la ditta acquistava da marchi primari orologi e meccanismi di qualità per immettere sul mercato orologi con costi abbordabili.
Nello specifico il meccanismo dell’orgoglio nella foto è un meccanismo ETA 2824 degni anni ’70.
La cosa comica è che dopo avergli dato una lavata, è entrata un pochino d’acqua dalla corona è questa ha lubrificato il meccanismo che come per magia è ripartito fino a quando non si è asciugato fermandosi nuovamente, oggi l’orologio è da un orologiaio per essere ripulito e revisionato. Per il cinturino, visti i colori del quadrante ne ho preso uno su Amazon del tipo Nato con colori analoghi.


Non è mistero che sia uno di quelli che farà molta fatica ad abbandonare i motori a combustione, non sono affatto convinto di guidare un rasoio elettrico con le ruote, non mi piacciono, non le trovo così green come viene sbandierato e non hanno una percorrenza credibile.
La foto in apertura l’ho scattata alla fine dell’estate, momento in cui i traghetti da e verso la Sardegna partono costantemente e restano in porto con le macchine accese per molto tempo. Tale necessità è dovuta al fatto che le navi, anche se ferme in porto, devono alimentare una marea di cose elettriche al loro interno. Come dicevo la foto è scattata all’altezza della Chiesa di Di Negro, l’orario è verso il tardo pomeriggio e prossimo alla partenza dei traghetti che come beni visibile stanno affumicando la città di Genova, con tanta gioia degli abitanti e delle centraline antismog!
Tale problema è noto da anni, praticamente da sempre, e nonostante progetti per elettrificare le banchine ancora si lotta con navi obsolete e nafta pesante che di per se non è per niente raffinata e molto ecologica!
La mia considerazione del titolo, volutamente polemico, è dovuto al fatto che si le macchine inquinano e molte auto fanno danni, ma anche navi vecchie e una normativa specifica poco presente non sono di certo d’aiuto.
Dal momento della pandemia, passando per l’operazione speciale russa (come piace definirla in terra russa) ed arrivando al conflitto israelo-palestinese il modo di raccontare gli eventi dei giornalisti italici è cambiato molto.
In primis le immagini, anche se offuscate mostrano corpi dilaniati o feriti, altrimenti vengono mostrati corpi coperti da lenzuola bianche che poco lasciano all’immaginazione, poi il modo di raccontare gli eventi, più cinematografico con uso di doppiatori che forniscono patos e sentimenti agli intervistati di lingua straniera.
Il tutto assume un tono di finzione preoccupante.
Avendo un bambino piccolo che inizia a fare domande, davanti a certe scene è difficile dare una risposta senza urtare l’animo puro di un bambino.
Ritengo che certe immagini, come era un tempo, non dovrebbero essere mostrate in fasce orarie dove sono sicuramente presenti minori.
Ricordo poi che esiste il MOIGE, entità che dovrebbe proteggere proprio da queste cose, entità che in più di un’occasione ha sferzato programmi TV e radio (lo Zoo di 105 è stato più di una volta oggetto di loro interesse) lamentando comportamenti scorretti e discutibili e mi chiedo dove siano ora quelli del MOIGE mentre al telegiornale delle 20.00 si vedono corpi martoriati e vengono fatte interviste con contenuti raccapriccianti e purtroppo reali.